Doroteo II: "Il mare profondo della Grecia"

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La Grecia "perduta" del Ponto… A Grecia che fanno male, pianto, sanguinato, come nessun altro. essi umiliati, senza mai perdere la sua dignità, dove……..

si sottomise rimanendo libera, che hanno seguito il percorso del rifugiato, dalle rive del Mar Nero, che con la sua attività lo ribattezzò Nero, fino alle profondità dell'Asia, che insiste nel vivere, creare e soprattutto conservare e coltivare i propri usi e costumi….
Il Ponto, prima che fosse così brutalmente distrutto dalla mappa, ma non dai nostri cuori, è stata una fonte inesauribile di spirito e di cultura. Divenne un luogo in cui eccellevano i greci, hanno creato.
Si riferisce che, al tempo del Grande Comneno, furono costruiti nel Ponto 3.000 sulle chiese cristiane con begli affreschi, agiografie artistiche e ricca decorazione, mosaici artistici e meravigliose miniature, che continuarono senza interruzione la tradizione bizantina.
L'arte in miniatura, soprattutto nel Ponto , raggiunse tale altezza nel corso del XIV secolo, tanto che lo studioso straniero Strzygowski poteva paragonarlo all'arte della miniatura degli allievi della scuola di Giotto(Giotto) in Italia, e persino trovarla superiore.
Grande crescita, anche, presentato dall'astronomia, fisica e matematica. Gli studenti hanno studiato presso la Facoltà di Scienze di Trebisonda, che vennero a studiarlo dalla stessa Costantinopoli e dall'Armenia.
I monasteri del Ponto, inoltre, nei secoli XIII e XIV, erano Scuole di saggezza. Lì si coltivavano la matematica e l'astronomia, perché la Chiesa considerava queste scienze, ancor prima del Rinascimento in Occidente, ausiliari della teologia e della filosofia.
infatti, "cittadella dei Monasteri", l'omonimo Santo Monastero di Panagia Soumela, conserva ancora il suo lustro nella memoria collettiva del Ponto, e la sua celebrazione annuale è allietata negli ultimi anni dalla presenza del Patriarca ecumenico, un'altra prova della dinamica dell'ellenismo pontico.
I figli del Ponto coltivarono selettivamente le scienze e preservarono l'istruzione greca, arte e cultura, si sono distinti e si distinguono nelle arti e nella vita sociale del nostro Paese, abili Gerarchi Ponziani decorarono e decorano la nostra Chiesa.
Il contributo dello stato pontico di Trebisonda alla preservazione e alla diffusione dell'Ortodossia e della cultura greca nella regione dell'Asia Minore nordorientale fu il più grande. Entrambi questi elementi nazionali, furono preservati da lotte e sacrifici titanici, inizialmente affrontando l'ondata franca di crociati e, poi, contro l’espansione selgiuchide e turca e la conseguente minaccia di assimilazione.
Lo storico Joinville, chiama giustamente Trebisonda la "Grecia profonda", mentre lo storico bizantino Laonikos Chalkokondylis, nel XV secolo, si riferisce con ammirazione all'impero di Trebisonda, definendolo "l'egemonia dei Greci e i costumi e la dieta dei Greci"!
Ma, sono arrivati ​​giorni difficili e terribili, quando il nazionalismo turco, guidato dal militarismo tedesco e alimentato dalla Divisione Nazionale, sradicò l'ellenismo dal Ponto e lo disperse, coloro che sono scampati al massacro, alle estremità del mondo, con il dolore della felicità perduta incurabile nella loro memoria e la speranza e la volontà di creazione vive.
Oggi, 100 circa anni dopo l'olocausto del Ponto, vivono in Grecia 1.500.000 circa greci di origine pontica, funzionalmente integrato nella società greca e ricoprendo posizioni importanti in tutti i rami della spiritualità, vita scientifica e professionale del Paese.
Nei paesi dell'ex Unione Sovietica e negli esuli siberiani vivono ancora 1.000.000 Ponziani greci, 500.000 di cui conservano con orgoglio la loro lingua madre del Ponto. Un altro mezzo milione di Pontiani sono sparsi in tutta l'Australia, America, Europa e Africa.
Accanto a loro stanno, con una dignità conquistata dal dolore, migliaia di Ponziani della Turchia, che con caratteristica testardaggine mantengono, come ricordo vivente delle loro origini, la lingua pontica, alcuni sostengono anche la loro religione, segretamente, dentro le loro case.
Il corso storico secolare e avventuroso dell’ellenismo pontico rimane una sfida costante alla responsabilità e all’unità nazionale, un richiamo all’autocoscienza nazionale e un invito ad attivare la memoria storica.
Perché, i popoli senza memoria storica sono un albero senza radici… Popoli, chi dimentica il proprio passato è “condannato” a ripeterlo, con disastri ancora maggiori, qualcosa per cui, ovviamente, nessun estraneo sarà responsabile!
† Siros e Doroteo II
( Giornale "DIMOKRATIA", sabato, 14.11.2015)

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Reverendo Doroteo II

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