Arcivescovo Ieronymos: La fede mantenne la nostra nazione sotto il dominio turco

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Nel contributo della Chiesa durante il periodo del dominio ottomano e nella lotta per la libertà che non solo univa la comunità, ma insegnò agli schiavi la lingua e la fede, è stato menzionato l'arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos, durante il suo intervento al 6° Delphi Economic Forum……..

Il Primate della Chiesa Greca, nel contesto della sezione tematica sul 200 anni dalla rivoluzione greca, lo ha sottolineato "L'evento fondativo del nuovo Stato greco non è certo avvenuto in condizioni di vuoto storico. È radicato nella coscienza collettiva di un popolo schiavo, che aveva un profondo senso della sua identità. Le decine di movimenti rivoluzionari contati dalla caduta della Città alla Palegenesi lo dimostrano. La moltitudine dei Patriarchi che persero la vita in modo violento a causa del potere ottomano’ durante tutta l’occupazione turca esso costituisce un chiaro segno di lealtà alla causa della schiavitù, di una fede che segretamente irrigava la razza rovinata. Lo ha portato in vita, ha formato la sua autoconsapevolezza, stabilire criteri. La maggior parte degli insegnanti delle scuole che lavoravano durante l'occupazione turca, quando questi funzionavano senza problemi, c'erano sacerdoti. L'opera di risveglio di Agios Kosmas di Etolos, con le decine di scuole da lui fondate, ha lasciato un segno indelebile nella psiche popolare. Nei periodi più difficili è stato ancora il culto della Chiesa a unire non solo la comunità, ma insegnò agli schiavi la lingua e la fede. Insieme a questi, ecco l'offerta dei Nuovi Martiri. Non erano solo i patriarchi, erano vescovi, sacerdoti ordinari, monaci e laici che hanno dato la vita per la fede. Una danza di eroi della fede conosciuti e non celebrati ha sollevato il peso della visione e della ricerca di significato per un'intera generazione.".

L'Arcivescovo ha osservato, anche, quello "La nostra Chiesa ha accompagnato il popolo anche durante la Rivoluzione. E poi i tanti sacrifici dei suoi dirigenti, come testimoniano i protagonisti dei fatti, combattenti, diplomatici stranieri e altri, hanno sigillato la partita. Primo Vescovo caduto combattendo e trascinando la danza degli uccisi durante gli eventi bellici, il vescovo di Salona Isaia. Membro di Filiki, guidò la rivolta a Roumeli, è rimasto nella nostra memoria ricapitolando il suo volto, insieme a molti altri, fede con amore per la patria. E tanti altri… Un popolo che ha sperimentato ciò che ha espresso il generale Makrygiannis, che senza fede nella loro religione le nazioni non esistono, è stato in grado di comprendere e rispondere alle sfide e ai dilemmi della storia. Non solo da lasciare all’illegalità del momento storico, ma per dare un senso spirituale alla sua lotta".

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Reverendo Doroteo II

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